Si continua a parlare di sanità del territorio, ma alla fine ci sono ancora episodi di pazienti anziani costretti a fare centinaia di chilometri per una radiografia e degli esami del sangue.
L’episodio narrato da un ottantenne di Cassola (VI) è stato subito recepito dal Nursind di Vicenza, che non può restare indifferente di fronte a quanto accaduto.
“In qualità di operatore sanitario, ma anche di responsabile di un’organizzazione sindacale – commenta Andrea Gregori del Nursind di Vicenza – sono rimasto allibito da quanto raccontato ad una rete televisiva locale da un paziente ottantenne che vive a Cassola ed è stato operato a Santorso. Quattro viaggi per completare l’iter operatorio non hanno alcun senso, tanto più che a pochi chilometri da casa l’anziano poteva disporre di un ospedale”.
Se da un lato la valutazione urologica è fondamentale per la presa in carico del paziente da parte dell’equipe chirurgica, infatti, dall’altro non si comprende per quale ragione il cittadino di Cassola abbia dovuto spostarsi fino a Santorso semplicemente per eseguire gli esami del sangue di rito, una radiografia al torace e la visita anestesiologica. “Una vicenda ridicola ai giorni nostri – prosegue Gregori – in quanto le stesse prestazioni potevano essere eseguite dall’ospedale di Bassano del Grappa, a pochi chilometri da casa, con invio della documentazione all’ospedale di Santorso. Tanto più che la visita anestesiologica viene di norma effettuata da un anestesista che non è quasi mai lo stesso presente in sala operatoria il giorno dell’intervento”.
Mancanza di rispetto ed incapacità di gestire il paziente hanno portato a questa situazione. “Credo che questa modalità di procedere – sottolinea Gregori – sia stata irrispettosa del paziente in un mondo tecnologicamente avanzato e che permette la trasmissione di qualsiasi dato praticamente in tempo reale. Non ha spiegazioni valide e, tantomeno, attenuanti”.
Il Nursind è chiaro: una buona sanità si basa sul rispetto delle esigenze degli utenti, soprattutto in relazione ad una popolazione sempre più anziana e fragile.
“Quanto accaduto è il chiaro fallimento della presa in carico quotidiana dei pazienti – conclude Gregori – e non può certo passare in secondo piano rispetto ad un singolo intervento chirurgico di ottima qualità eseguito dallo stesso ospedale qualche giorno prima, come spesso accade. La qualità, per la popolazione, si misura sulla presa in carico di tutti i giorni”.
C. stampa
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